Intervista ad Alessandro D'Avenia

daveniaNell’auditorium del liceo Savarino, gremito di gente, sabato 13 Dicembre lo scrittore Alessandro D’Avenia ha incontrato i giovani dell’arcidiocesi di Monreale. Da straordinario comunicatore qual è, ha catalizzato per due ore l’attenzione di tutti parlando delle difficoltà non solo dell’adolescenza ma della vita. Pazientemente ha poi autografato decine di copie dei suoi libri ed ha risposto a qualche domanda.
 
Perché questa corsa all’omologazione?
 La vita è fatta di amore, dolore e scelte. Il primo gesto con cui il bambino manifesta il suo “essere venuto alla luce” è il pianto. Un’esternazione di dolore, la manifestazione di un bisogno che i genitori soddisfano. La condizione degli adolescenti non è diversa. Ogni mattina la sveglia li riporta alla luce e accende la loro sofferenza. Lo specchio rivela la loro unicità, ma per essere al mondo abbiamo bisogno di abitare nello sguardo di qualcuno e così per essere amati abbiamo bisogno di renderci amabili cioè, secondo l’opinione più diffusa, di uniformarci alla massa. I giovani dovrebbero capire che ciascuno di loro è splendido perché è un inedito da raccontare e che l’unicità è proprio in ciò che ci manca.
 
 
Come mai ha scelto di insegnare?
Io dico sempre ai miei alunni che l’insegnante è un postino, deve consegnare il sapere e i valori a CIASCUNO dei suoi alunni, ma per farlo, proprio come il postino, deve sapere dove abitano, dove trovarli, dove riuscire a scovare i loro bisogni, stimolare la loro sete. Ecco, per me insegnare è affermare l’ esperienza di tutti, affermare la vita degli altri. Sono contento di essere un insegnante.
 
 
In “Bianca come il latte rossa come il sangue” Leo definisce il prof. “un sognatore”, si rivede in questa etichetta?
Leo, il protagonista, utilizza questa espressione per denigrare il prof. come persona non ancorata alla realtà. Ma sognare è progettare. Per farlo, al contrario di quanto sostiene Leo , bisogna conoscere, analizzare la realtà e partire dai piccoli gesti che fermano il tempo e lo qualificano dandogli senso.                                           
 
 
Perché nei suoi romanzi c’è tanta sofferenza e tanta speranza?
Entrare in contatto con la realtà vuol dire lasciarsi ferire perché la realtà è spigolosa e fa male ma la magia della vita è anche nel dolore e tutto sarà  chiaro quando il tempo sarà fuori dal tempo.                                          
 
Caterina Brigati
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